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EXPORT VINO. IL VALORE DEL VENETO SFIORA IL 32 PER CENTO DEL TOTALE NAZIONALE

Cresce ancora il valore dell’export veneto di vino, che nei primi nove mesi dell’anno corrente è arrivato a un miliardo 146 milioni, pari ormai al 31,8 per cento del totale nazionale, con una ulteriore crescita dell’11,7 per cento rispetto ai primi nove mesi del 2012, anno nel quale il valore del vino che il Veneto ha venduto all’estero è stato di un miliardo 443,6 milioni di euro, pari al 30,7 per cento del totale italiano.

fotoQuesti dati, forniti dalla nostra Direzione sistema statistico e benchè provvisori, confermano e consolidano il primato economico dell’enologia veneta: un fatto che vorrà pure dire qualcosa nel mercato mondiale del vino, dove la concorrenza è apertissima e dove siamo la prima regione produttrice del primo Paese produttore del pianeta. Questo vale per quanto riguarda il rapporto prezzo/qualità dei nostri vini, il loro reale apprezzamento al consumo, la capacità di innovazione e di qualità che il sistema produttivo ha “iniettato” nel comparto a tutti i livelli fino alla bottiglia che arriva in tavola. E vale anche sul piano delle strategie condivise e della gestione, in una realtà complessa e anche frammentata, dove la superficie media a vigneto per azienda è di circa 2 ettari.

Per inciso, tra i leader dell’export italiano di vino, in valore, si collocano i vini piemontesi (18,9 per cento del totale nazionale ei mesi da gennaio a settembre 2013); quelli toscani (15 per cento) e quelli del Trentino Alto Adige (9,6), mentre sono cresciute percentualmente più del veneto, rispetto allo scorso anno, Emilia Romagna (+16%), Abruzzo (+12%) e Campania (+12%).

AGRICOLTURA E NUOVO PSR. A GENNAIO INCONTRO CON PROVINCIA DI BELLUNO

Intendo dedicare uno specifico incontro all’agricoltura bellunese, per vedere come sostenerla nelle sue specificità con il prossimo Programma di Sviluppo Rurale del Veneto 2014-2020. Organizzerò a gennaio un confronto con il sistema del primario e le istituzioni della provincia di Belluno, per ascoltare le istanze delle aree montane insieme agli enti territoriali, associazioni e soprattutto con le dirette rappresentanze del mondo agricolo. Abbiamo la volontà di ascoltare le comunità e i territori, dando loro la possibilità di esprimere aspettative, richieste, dubbi, incertezze ed esigenze.

L’agricoltura della zona montana veneta deve avere le stesse possibilità di sviluppo e crescita, alla pari di quella in pianura  costruendo strategie che consentano di superare le penalizzazioni che derivano da ostacoli e barriere morfologiche naturali e da un sistema infrastrutturale particolare, che impongono costi aggiuntivi, limitano le possibilità di diversificazione colturale e rendono più difficile e gravoso le usuali pratiche di campagna.

EUROPA E ORTAGGI. IO PER PRIMO, FUORILEGGE

Sarò un fuorilegge, lo dico da subito. Non per liberarmi la coscienza a priori, ma perche le sementi dell’orto di mia madre danno ortaggi buonissimi, dal gusto unico. Merito certo della terra e dell’acqua di risorgiva, ma anche della natura che si è espressa senza regole. Mentre qualcuno inquina impunemente la nostra biodiversità con sementi ogm, nascondendosi dietro una salubrità che sta moltiplicando l’uso dei fitofarmaci laddove si utilizzano queste produzioni da dna di specie diverse, io dovrei essere impedito dall’usare le sementi di sempre, quelle ottenute dalle piantine che mia madre usa nel suo orto. Il problema è serio, soprattutto in nome di quella libertà economica che propugnano quanti vorrebbero obbligare all’uso di semi di ortaggi “analizzati, approvati e accettati” dagli euro burocrati. Come dire che le multinazionali e le grosse industrie della semente potranno seguire la trafila e pagarsela, i tanti agricoltori che talora si tramandano i semi da generazioni, non potranno coltivarle per trarne legittimo guadagno. Alla faccia della biodiversità e delle tante prediche in materia, mentre chi può (economicamente parlando) spinge per quegli ogm che fanno comodo a chi a tanta terra e magari si sporca poco le scarpe, che rendono schiavi di chi li produce, che inquinano le sementi naturali” e i cui effetti reali non sono verificabili nel lungo con le tradizionali metodiche e i consueti tempi della normale ricerca.

Mi auguro che il semestre di presidenza italiana serva a mettere ordine, perché un conto è la libertà di proporre sementi, altro conto è renderle obbligatorie e vietare quelle tradizionali e locali. E sono contento che la ministra Nunzia De Girolamo abbia ieri annunciato che vuole operare per lasciare la possibilità ad ogni Paese di decidere secondo le indicazioni e le caratteristiche dei prodotti della propria agricoltura.

PER LUGLIO 2014 IN VENETO UNIFICATI SISTEMI DI CONTROLLO SU ATTIVITA’ AGRICOLE

fotoPuntiamo ad unificare entro il prossimo luglio 2014 i sistemi di controllo che riguardano l’attività delle aziende agricole: un obiettivo tanto “normale” quanto ambizioso in un Paese dove verifiche e controlli doppi o tripli sono la norma e ostacolano la normale attività d’impresa molto più del necessario. Questo quanto annunciato in occasione del seminario svoltosi ieri alla Corte Benedettina di Legnaro, in provincia di Padova, dedicato al tema “dalla carta al clic: dialoghi digitali tra mondo rurale e pubblica amministrazione”, durante il quale è stato approfondito il tema dei servizi online offerti dalla Pubblica Amministrazione in funzione della semplificazione.

Le imprese italiane, ma specialmente quelle agricole sono oberate da un cumulo di adempimenti burocratici che probabilmente non hanno pari al mondo, con un costo pesante in termini di tempo di risposta ma anche di tempo sottratto alla produzione e all’impresa. In agricoltura il controllo ripetuto più volte da organi di controllo diversi è praticamente la norma, e moltiplica per altrettante volte l’impegno sottratto alla competitività. Per quanto riguarda la Regione abbiamo da tempo dato avvio alla creazione di un sistema integrato che semplifica l’attività agricola, in un’ottica di collaborazione e di servizio. Ora vogliamo fare un ulteriore integrazione e ampliamento: garantendo maggiore efficienza al database centralizzato, gestito dall’ente pagatore regionale Avepa, contenente tutti i dati validi e certificati, opportunamente storicizzati, informatizzati e digitalizzati, facili da recuperare. Va da se che simili sistemi richiedono infrastrutture digitali all’altezza, lo sviluppo della banda larga, la promozione del servizio e la sua messa a sistema, per non diventare a sua volta complicazione: sono questi peraltro i must dettati dall’agenda digitale della veneto, proprio per abbattere costi e tempi burocratici, che alla fine rischiano di essere oltretutto più formali che sostanziali.