EUROPA E ORTAGGI. IO PER PRIMO, FUORILEGGE

Sarò un fuorilegge, lo dico da subito. Non per liberarmi la coscienza a priori, ma perche le sementi dell’orto di mia madre danno ortaggi buonissimi, dal gusto unico. Merito certo della terra e dell’acqua di risorgiva, ma anche della natura che si è espressa senza regole. Mentre qualcuno inquina impunemente la nostra biodiversità con sementi ogm, nascondendosi dietro una salubrità che sta moltiplicando l’uso dei fitofarmaci laddove si utilizzano queste produzioni da dna di specie diverse, io dovrei essere impedito dall’usare le sementi di sempre, quelle ottenute dalle piantine che mia madre usa nel suo orto. Il problema è serio, soprattutto in nome di quella libertà economica che propugnano quanti vorrebbero obbligare all’uso di semi di ortaggi “analizzati, approvati e accettati” dagli euro burocrati. Come dire che le multinazionali e le grosse industrie della semente potranno seguire la trafila e pagarsela, i tanti agricoltori che talora si tramandano i semi da generazioni, non potranno coltivarle per trarne legittimo guadagno. Alla faccia della biodiversità e delle tante prediche in materia, mentre chi può (economicamente parlando) spinge per quegli ogm che fanno comodo a chi a tanta terra e magari si sporca poco le scarpe, che rendono schiavi di chi li produce, che inquinano le sementi naturali” e i cui effetti reali non sono verificabili nel lungo con le tradizionali metodiche e i consueti tempi della normale ricerca.

Mi auguro che il semestre di presidenza italiana serva a mettere ordine, perché un conto è la libertà di proporre sementi, altro conto è renderle obbligatorie e vietare quelle tradizionali e locali. E sono contento che la ministra Nunzia De Girolamo abbia ieri annunciato che vuole operare per lasciare la possibilità ad ogni Paese di decidere secondo le indicazioni e le caratteristiche dei prodotti della propria agricoltura.

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