IL NORD, PER UNA POSIZIONE RADICALE

Quando il motore non funziona, bisogna sostituirlo. È inutile cambiare i pezzi cercando di rattopparlo. L’Italia annaspa, il nord è costretto a seguirla, incatenato ad un sistema centralizzato, oramai ingestibile. Nonostante l’eccellente amministrazione di alcuni enti territoriali locali quali la Regione Veneto, Regione Piemonte e ora anche la Lombardia, la situazione generale sta conducendo tutti verso il baratro. Stiamo rovinando tutto quello che di buono abbiamo creato negli ultimi 50 anni: il distretto industriale del nord scompare, la cultura non viene valorizzata dai finanziamenti, i servizi non sono all’altezza delle tasse che versiamo.

È inutile fossilizzare il dibattito sui temi “imu” e “iva”, in quanto il problema sta alla radice di un meccanismo che non garantisce margini di crescita. Allora la domanda sorge spontanea: dove stiamo andando? Gli economisti non sono così ottimisti. Ed è per questo che dobbiamo intervenire, sconvolgendo il sistema fiscale e culturale, proponendo un nuovo approccio che cambi la situazione nell’immediato.

 

5 PASSAGGI RADICALI VERSO UNA NUOVA DIMENSIONE

1. Da tassazione devoluta a politica fiscale a favore di imprese e famiglie. 

Cambiare radicalmente sistema significa innanzitutto impugnare la fiscalità. Stoppare i trasferimenti “a” e “da” Roma e favorire direttamente i bilanci delle singole famiglie e imprese. Lavoratori stipendiati e imprenditori trattengono in questo modo le risorse nelle loro tasche ,  decidendo in un momento successivo in quali servizi investire le somme a disposizione. È il momento di ragionare con una formula diversa rispetto a quella attuale: ciò significa eliminare spese improduttive e inefficaci dello Stato.  Viceversa , è necessario consentire alle imprese e alle famiglie di trattenere i redditi prodotti, consentendo a tutti e anche al nord di mantenere il gettito generato e di investirlo in un’ottica di massima autonomia del singolo persona , della famiglia e dell’impresa.

2. Spesa pubblica -12% e pressione fiscale dimezzata per le imprese. 

Il sistema attuale ha dimostrato grande incapacità nel gestire la cosa pubblica, per questo si avanza la proposta di applicare una drastica riduzione della spesa centrale del 12 %  al fine di dimezzare la pressione fiscale delle imprese e degli artigiani .  A fronte di minori incentivi ed aiuti pubblici, lo Stato acquisisce inferiori oneri nei confronti dei cittadini, e di conseguenza  è in grado di ridurre drasticamente la tassazione, introitando meno risorse di cassa. Questo punto tocca da vicino un nocciolo essenziale: l’evasione fiscale. Se le aliquote si abbassano, imprese, lavoratori e famiglie, nella gestione delle loro attività, sono incentivati a versare in toto le somme stabilite, senza più cercare di eludere il fisco. Questa proposta richiede una determinazione e volontà politica importante e presuppone un’assunzione di responsabilità che va ben oltre la ricerca del consenso elettorale immediato.

3. Autonomia finanziaria .Regioni: cambio potestà fiscale

E’ fondamentale riconoscere parte della potestà fiscale alle Regioni , mentre oggi e’ in capo quasi totalmente allo Stato . Solo in questo modo ogni singola area può farsi portatrice delle esigenze del proprio territorio ed abbattere le aliquote al fine di rendere le proprie aree produttive competitive. Il nord, che opera economicamente in parallelo alle aree dell’Europa continentale (come Germania ed Austria) può così adottare delle combinazioni fiscali vicine a queste realtà, in modo da far entrare sinergicamente in contatto il sistema economico settentrionale d’Italia con quello delle zone vicine. Potestà fiscale all’interno della quale le Regioni non richiedono maggiori trasferimenti dallo Stato centrale, ma pretendono la totale libertà di intervento nella politica fiscale che riguarda le risorse attualmente gestite dagli enti territoriali. In questo modo gli enti territoriali che si sono distinti per capacità, impegno e concretezza, potranno esplicare al meglio queste propensioni. Tutto questo e’ perfettamente in linea con le sentenze della Corte di Giustizia della Comunità Europea sulla fiscalità differenziata.  E’ tempo dell’Europa dei Popoli.

4. Cambiamento di approccio

Un processo di questo tipo è certamente guidato da un cambiamento radicale a livello culturale. Un approccio nuovo, che pone maggiormente l’attenzione sulla persona, fornendogli tutti i mezzi necessari per decidere autonomamente. Un nuovo metodo, che responsabilizza il singolo e che crede fortemente nel valore dell’indipendenza a prescindere dal colore della pelle e dell’orientamento sessuale.

5. Raddoppiare investimenti in cultura e giustizia

In un clima di autonomia e autogestione, lo Stato deve dedicare risorse a due punti fondamentali: valorizzare la cultura e garantire la giustizia, elementi  indispensabili per la salvaguardia dell’equilibrio tra pubblico e privato. Garantire una formazione costante e permanente di un certo livello, è una garanzia di futuro, dalla quale le imprese (dotate di migliori strumenti finanziari) possono attingere arginando in questo modo il fenomeno del “brain drain”.

 

Il simbolo Lega Nord

Il simbolo rimane quello della Lega Nord che noi riteniamo abbia ancora grandissime potenzialità e non solo elettorali ma  con la capacità di rievocare e riproporre idee , sudore e sangue che con entusiasmo negli anni centinaia di migliaia di militanti hanno voluto mettere al servizio dell’indipendentismo principio questo che non è’ ne di destra ne di sinistra. Quindi non dobbiamo essere ne subalterni ne assimilati ai partiti di centro destra o centro sinistra  ma dobbiamo essere in grado di dialogare con chiunque ci consenta di perseguire i nostri obiettivi.

In questo clima di rinnovata speranza, il simbolo Lega Nord funge da capo saldo per quanti, a tutti i livelli, hanno creduto fortemente nelle istanze del nord, nella possibilità di realizzare giustizia sociale, nella volontà di garantire un futuro sicuro alla nostra terra che elogiamo sempre con fierezza. A quanti sono scappati all’estero, momentaneamente o definitivamente, per difficoltà o disgusto. A coloro che si sono sentiti abbandonati a casa propria. La Lega esiste, c’è ancora, con la stessa motivazione di un tempo, ma con idee nuove, adattate ai nuovi contesti, che le consentono di dialogare con partiti di destra e di sinistra, forte del fatto di non temere alcun condizionamento. Qui si perseguono degli obiettivi precisi, che siamo disposti a spiegare alle altre forze politiche  senza mai barattarli e senza mai tradirli, ma soprattutto andando avanti a tutta forza lasciandoci guidare dagli obiettivi e non dal timore della perdita del consenso politico.

Nella sua radicalità, questo approccio crea certamente tensioni sociali sul territorio. Ciononostante amministratori e politici devono avere il coraggio di intervenire laddove l’urgenza e la necessità lo impongono, consapevoli che questo è l’unico modo attraverso il quale il sistema economico e sociale del nord può inseguire la crescita e lo sviluppo.

2 Commenti

  1. Posted 10 agosto 2013 at 07:49 | Permalink

    Articolo interessante Franco. Purtroppo per quello che riguarda la Lega, non sono daccordo.Credo che ci siano molti nella Lega che meritino la fiducia degli elettori, ma i fatti degli ultimi anni dimostrano che la legasta perdendo pezzi e percedntuali ogni giorno. Tempo fa scrissi un articolo sul mio blog http://www.codognetreviso.com dove suggerivo a Luca Zaia di rifondare un nuovo partito, una lega nuova con i volti onesti di chi si era comportato onestamente durante tutte le “tempeste”.Ora sembra troppo tardi.Le urne daranno il loro responso, e non sarà così positivo come sembra apparire dalla tua analisi.
    La gente era stufa di promesse già anni fa. Adesso ha bisogno di aiuti concreti non di chiacchere elettorali.

  2. Salvatore
    Posted 10 agosto 2013 at 18:06 | Permalink

    Grande Franco,un bel messaggio ad una politica ormai morta e,volta soltanto all’eliminazione reciproca.

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