GESTIONE DEI VIGNETI A RISCHIO. OGGI A BRUXELLES PER DIRITTI DI IMPIANTO.

 

 

PROSECCO E VALPOLICELLA, LE NOSTRE PUNTE DI DIAMANTE A RISCHIO

  

Alcuni Paesi dell’Unione Europea spingono verso la liberalizzando della produzione di vino, che dal 2016 trasformerebbe radicalmente l’attuale sistema di gestione dei vigneti.  Posizione nei confronti della quale il Veneto è totalmente contrario, in quanto potrebbe provocare il tracollo del sistema, facendo perdere all’Europa le posizioni di mercato da primato che ha mantenuto e conquistato in questi anni. Questa la posizione presentata oggi a Bruxelles dal Veneto all’incontro organizzato nella sede della rappresentanza bavarese dai 15 paesi aderenti all’AREV (Assemblée des Régions Européennes Viticoles – Regioni Europee Viticole) sul tema “L’Europa dei territori viticoli dice no alla liberalizzazione dei diritti di impianto”. (I diritti d’impianto sono lo strumento della politica comunitaria, vigente fino al 2015, che fissa la superficie complessiva dei vigneti da vino per ciascun paese produttore, secondo un sistema analogo a quello delle quote latte). Il Veneto è la prima regione produttrice d’Italia, d’Europa e del mondo con oltre 8 milioni di ettolitri e un export equivalente a circa il 65 per cento della capacità produttiva, per un valore di quasi 1,332 miliardi di euro (dati 2011), equivalente a più del 30 per cento dell’intero export italiano per quantità e valore nel settore vino. Per il sistema enologico veneto, la fine dell’attuale regime di controllo del mercato basato sui cosiddetti diritti d’impianto non può essere una gestione incontrollata del settore, ma quantomeno una gestione transitoria in mano alle organizzazioni dei produttori, che permetta di consolidare e magari accrescere i risultati finora raggiunti, senza compromettere il paesaggio e il territorio che la viticoltura ha costruito. I diritti d’impianto, che costituiscono ancora la chiave di volta del modello viticolo europeo, hanno consentito di sviluppare attività economiche importanti e diversificate valorizzando al meglio i territori e le produzioni vocate, laddove non ci sono di fatto alternative colturali se non l’abbandono. In più non hanno alcuna incidenza sul budget comunitario, contrariamente alle costose misure di estirpazione massiccia intraprese tra il 2008 e il 2011. Chiediamo alla Commissione di ascoltare la rivendicazione portata avanti dalla quasi totalità dei territori produttori e di presentare rapidamente una nuova proposta di inquadramento del potenziale di produzione, emendando in questo senso la proposta di regolamento ‘OCM Unico’”.

Inserisci un commento

La tua e-mail non sarà mai pubblicata. I campi richiesto sono crontassegnati da *

*
*